La
battaglia
del
San
Martino
fu
una
delle
prime
battaglie
della
Resistenza
italiana.
Quando
nel
presidio
militare
di
Porto
Valtravaglia
giunse
la
notizia
dell'armistizio
firmato
da
Badoglio,
il
colonnello
Carlo
Croce,
già
combattente
sul
fronte
orientale,
si
rese
conto
che
la
logica
conseguenza sarebbe stata l'immediata occupazione tedesca del territorio italiano.
Dopo
aver
preso
contatti
con
i
comandi
siti
a
Laveno
e
Luino,
ed
essere
riuscito
a
ottenere
un
minimo
di
armamenti,
i
militari
del
presidio
si
trasferirono
a
Dumenza
e
poi
a
Roggiano,
Il
19
ci
fu
il
trasferimento
sul
Monte
San
Martino,
ritenuto
più idoneo per la difesa della vallata.
Il
Gruppo
Militare
Cinque
Giornate
Monte
di
San
Martino
di
Vallata-Varese
(questo
il
nome
scelto)
raggiunse
in
poco
tempo
la
consistenza
di
150
unità,
ottenne
il
sostegno
del
CLN
di
Varese
e
di
buona
parte della popolazione dei paesi sottostanti
Il
colonnello
Croce,
consapevole
che
uno
scontro
sarebbe
stato
inevitabile,
non
accettò
il
suggerimento
del
CLN
varesino
di
patteggiare
con
alcuni
emissari
fascisti,
affermando
che
la
sua
compagnia
avrebbe
cessato
i
combattimenti
solo
quando
tutti
i
tedeschi
avrebbero
lasciato
l'Italia
che
dunque
sarebbe
stata
finalmente
libera
dall'oppressore nazi-fascista.
Fra
il
15
e
il
18
novembre,
centinaia
di
uomini
e
donne
furono
catturati
in
tutti
i
paesi
della
valle,
specialmente
a
Rancio
Valcuvia.
Il
colonnello
Croce
e
i
suoi
uomini
iniziarono
il
15
novembre
a
disturbare
l'arrivo
della
pattuglie
nemiche,
bloccando
le
strade
per
Mesenzana,
Arcumeggia
e
Duno.
In
quello
stesso
giorno
arrivò
la
risposta
tedesca
con
un
attacco
della
Luftwaffe
che
sottopose
a
un
durissimo
bombardamento
le
postazioni
arroccate
sulla
montagna.
Dopo
aver
fatto
prigionieri
6
partigiani,
tedeschi
e
fascisti
attaccarono
il
resto
della
formazione
con
armi
di
ogni
tipo.
Scesa
l'oscurità,
il
colonnello
Croce
si
riunì
a
quel
che
restava
del
gruppo
partigiano
e
fuggì
verso la Svizzera, raggiunta all'alba del giorno successivo.
tratto da Wikypedia
Partigiani prigionieri a Vallalta
Caserma di Vallalta